Masters de Feu 2017: Bruxelles, Londra e Atene protagoniste
L'8 settembre 2017, la seconda edizione dei Masters de Feu riuniva all’ippodromo di Compiègne tre case europee in gara per il Master d'Argent. Belgio, Inghilterra e Grecia dovevano tradurre in musica e luce « I segreti delle capitali europee ».

Il venerdì 8 settembre 2017, i Masters de Feu davano appuntamento al pubblico all’ippodromo di Compiègne per una seconda edizione all’insegna del viaggio, della cultura e dell’eccellenza pirotecnica. Dopo una prima annata molto apprezzata, il concorso internazionale confermava la propria ambizione: riunire, nel corso della stessa serata, tre società di arte pirotecnica tra le più solide della scena europea e valutarle su un tema comune. Oltre 12.000 spettatori erano attesi per questa seconda sfida, in cui Belgio, Inghilterra e Grecia si sarebbero confrontati in termini di scrittura visiva, precisione musicale ed emozione per conquistare il Master d'Argent 2017.
Una seconda edizione già molto attesa a Compiègne
Fin dalla loro nascita nel 2016, i Masters de Feu hanno imposto a Compiègne un formato raro: un concorso concentrato in una sola serata, in un unico luogo, con tre spettacoli in gara e una vera posta in gioco artistica. L’evento si inserisce nella grande tradizione dei concorsi di fuochi d’artificio, ma con una dinamica immediatamente comprensibile per il pubblico: ogni anno di selezione assegna un Master d'Argent, chiamato a ritrovare gli altri vincitori in una grande finale per il Master d'Or. Questa logica a ciclo conferisce a ogni edizione un valore particolare. Non si tratta soltanto di assistere a una successione di fuochi d’artificio, ma di scoprire universi, confrontare firme e vedere emergere un finalista.
La prima edizione aveva richiamato un pubblico numeroso, arrivato dall’Oise, dall’Hauts-de-France, dalle regioni vicine e talvolta da più lontano. Per il 2017, l’attesa era quindi forte. L’ippodromo di Compiègne ritrovava la sua dimensione di grande scena a cielo aperto, capace di accogliere sia una folla familiare sia appassionati esperti di pirotecnica. La serata prometteva un’esperienza completa: apertura dei cancelli nel tardo pomeriggio, atmosfera musicale, graduale intensificarsi della luce e, al calare della notte, ingresso nel vivo della competizione.
« I segreti delle capitali europee », un tema fatto per l’immaginazione
Per questa seconda manche, i partecipanti dovevano costruire il proprio spettacolo attorno a un tema evocativo: « I segreti delle capitali europee ». Un soggetto particolarmente ricco. Una capitale non è mai soltanto uno sfondo. Porta con sé una storia, un’architettura, una memoria collettiva, suoni, miti, rotture, simboli. In circa quindici minuti, ogni squadra doveva trasformare questo materiale culturale in un racconto piro-musicale comprensibile, emozionante e spettacolare.
Il tema invitava a una forma di eleganza narrativa. Non bastava mettere in fila effetti potenti o bouquet impressionanti: bisognava suggerire una città, un’atmosfera, un carattere. Gli artificieri dovevano tradurre, attraverso colore, ritmo, altezza, densità e sincronizzazione musicale, ciò che Bruxelles, Londra o Atene possono evocare nell’immaginario europeo. Questo tipo di esercizio rivela la differenza tra un fuoco tecnicamente riuscito e una vera creazione pirotecnica: il fuoco diventa allora linguaggio, punteggiatura, respiro e drammaturgia.
Il Belgio rappresentato da HC Pyrotechnics
Il Belgio era rappresentato da HC Pyrotechnics, con Cliff Hooge alla progettazione. La scelta di Bruxelles si inseriva naturalmente nel tema. Capitale belga, ma anche crocevia istituzionale europeo, Bruxelles offre un materiale ricco di contrasti: una città di facciate storiche, piazze monumentali, ironia, surrealismo, modernità amministrativa e convivialità popolare. Per un artificiere, questa varietà può tradursi in quadri molto diversi, alternando raffinatezza, energia urbana e richiami più inattesi.
In un concorso come i Masters de Feu, la difficoltà consiste nell’imporre un’identità in pochi minuti. Una casa pirotecnica deve affermare il proprio stile fin dalle prime sequenze, pur accompagnando una progressione. Gli effetti di prossimità, le salite verticali, le rotture musicali e i cambi di palette diventano strumenti fondamentali per coinvolgere il pubblico e convincere la giuria. HC Pyrotechnics arrivava così con il compito di dare a Bruxelles una presenza luminosa forte, al tempo stesso leggibile e personale.
Smart Pyrotechnics per l’Inghilterra e lo spirito di Londra
L’Inghilterra entrava in gara con Smart Pyrotechnics, guidata dal progettista Steve Martin. Londra rappresenta, per uno spettacolo piro-musicale, un territorio di ispirazione particolarmente ampio. Città reale, capitale pop, metropoli finanziaria, scenario di grandi racconti storici e culturali, permette una scrittura ricca di contrasti, tra solennità, velocità, eleganza e intensità contemporanea. La capitale britannica si presta anche a una costruzione musicale ampia, capace di passare da un’atmosfera maestosa a un’energia più elettrica.
In questo contesto, il lavoro di sincronizzazione diventa essenziale. I Masters de Feu non premiano soltanto la quantità di materiale lanciato nel cielo, ma la coerenza complessiva: come un colore arriva su una nota, come una scia accompagna una percussione, come un silenzio prepara un’esplosione, come una sequenza costruisce un’immagine mentale. Per Smart Pyrotechnics, Londra poteva diventare una partitura urbana, densa e verticale, in cui l’artificio racconta tanto quanto impressiona.
Nanos Fireworks e la potenza simbolica di Atene
La Grecia era rappresentata da Nanos Fireworks, con Pavlos e Filippos Nanos alla progettazione. La scelta di Atene portava alla serata una profondità storica immediata. Culla di riferimenti antichi, città di luce mediterranea, capitale segnata dal dialogo tra memoria e modernità, Atene possiede una carica simbolica unica. Per uno spettacolo di fuochi d’artificio, questo materiale apre la strada a immagini fortemente espressive: ori solari, blu profondi, ritmi cerimoniali, bagliori bianchi, architetture immaginarie e un finale sostenuto da un’energia quasi mitologica.
La presenza di Nanos Fireworks conferiva a questa edizione una dimensione particolarmente attesa. La casa greca doveva conquistare una giuria, ma anche un pubblico numeroso, sensibile alle grandi emozioni. In un concorso internazionale, l’equilibrio è delicato: occorre proporre una firma nazionale o culturale senza cadere nell’illustrazione facile. La sfida consiste nell’alludere piuttosto che appoggiare, nel costruire una progressione invece di accostare semplicemente degli effetti. Atene, con la sua forza evocativa, offriva un soggetto ideale per questa dimostrazione.
Una giuria, criteri e una vera lettura artistica
Le tre società si contendevano il Master d'Argent 2017 davanti a una giuria composta da personalità legate agli artifici, alle arti, alla cultura e da rappresentanti del pubblico. Questa composizione riflette lo spirito dei Masters de Feu: la competenza tecnica conta, ma anche l’emozione ricevuta dagli spettatori fa parte dell’esperienza. Un fuoco d’artificio è un’arte popolare nel senso più alto del termine. Deve poter essere analizzato dai professionisti e percepito immediatamente da chi alza gli occhi verso il cielo.
I criteri attesi andavano oltre la semplice potenza pirotecnica. L’estetica generale, la varietà delle figure, la precisione della sincronizzazione, la qualità dell’impianto musicale, la fluidità del racconto e l’emozione suscitata rientravano nella valutazione. Uno spettacolo vincente deve tenere insieme tutte queste dimensioni: rigore di esecuzione, audacia visiva e capacità di lasciare un segno nella memoria. È questa esigenza a distinguere i Masters de Feu da un tradizionale spettacolo celebrativo. Qui ogni secondo conta, ogni scelta cromatica ha un senso, ogni transizione può rafforzare o indebolire l’insieme.
ArtEventia in apertura e in chiusura, fuori concorso
Come nelle grandi serate di concorso, la competizione era scandita da momenti fuori concorso. I francesi di ArtEventia firmavano i fuochi di apertura e di chiusura, due sequenze fondamentali per introdurre e poi concludere l’evento. L’apertura ha il compito di catturare immediatamente l’attenzione, dare il tono e preparare il pubblico a entrare nella logica del concorso. La chiusura, invece, prolunga l’emozione della gara e offre un ultimo gesto spettacolare, svincolato dalla classifica.
Questa architettura della serata contribuisce all’identità dei Masters de Feu. Il pubblico non viene soltanto a vedere tre esibizioni isolate; assiste a una costruzione completa, pensata come un grande appuntamento di fine estate. La pirotecnica dialoga con la musica, lo spazio, l’attesa, le reazioni della folla e la solennità della premiazione. A Compiègne, l’ippodromo diventa allora un teatro panoramico, dove la linea dell’orizzonte funge da schermo e ogni lancio ridisegna la notte.
Un passo decisivo verso il Master d'Or
Il Master d'Argent 2017 non rappresentava soltanto un riconoscimento annuale. Apriva anche la strada alla grande finale prevista nel 2019, dove i vincitori delle edizioni 2016, 2017 e 2018 si sarebbero ritrovati per tentare di conquistare il Master d'Or. Questa prospettiva conferiva alla serata un’intensità ulteriore: il vincitore non otteneva soltanto l’adesione di una notte, ma guadagnava il proprio posto nella continuità del concorso.
Con Bruxelles, Londra e Atene come orizzonti, questa seconda edizione dei Masters de Feu proponeva così un cartellone denso, europeo e profondamente narrativo. Confermava l’ambizione di Compiègne: fare della pirotecnica un’arte di competizione, esigente e accessibile, capace di riunire un vasto pubblico attorno a uno spettacolo dal vivo, preciso e memorabile. L’8 settembre 2017, le capitali non si visitavano su una mappa: si scrivevano nel cielo.